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Paga i danni la banca che iscrive ipoteca per un valore esorbitante rispetto al credito – professionegiustizia

Una iscrizione ipotecaria su beni aventi un valore esorbitante rispetto all’ammontare del credito costituisce abuso degli strumenti processuali. Cassazione Sent. n. 6533/16

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#ABCfinanza: cosa sono le obbligazioni bancarie senior e subordinate? | AdviseOnly Blog

#ABCfinanza: analizziamo i vari tipi di obbligazioni bancarie e quali sono le differenze di rischio per il risparmiatore a seconda dal grado di subordinazione.

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I gradi di subordinazione delle obbligazioni bancarie:
1. Obbligazioni ordinarie senior Sono i bond più sicuri emessi da una banca. Con queste obbligazioni, infatti, in caso di default dell’emittente, il detentore verrebbe rimborsato per primo con il patrimonio derivante dalla liquidazione degli attivi, ovvero con i soldi ricavabili dalla vendita del patrimonio della banca. Attenzione però: essere rimborsati per primi non significa necessariamente essere rimborsati integralmente. Tra i bond senior, i titoli obbligazionari covered e quelli senior secured sono altresì garantiti da parti specifiche del patrimonio dell’emittente e, quindi, sono relativamente più sicuri, mentre i senior unsecured sono privi di garanzie reali. L’ipotesi del mancato pagamento di una cedola non è contemplata per le obbligazioni senior: tale evento si tradurrebbe in un default. Le obbligazioni senior possono avere scadenze e cedole di varie tipologie (ne abbiamo parlato precedentemente), la normativa non impone vincoli. Tipicamente le obbligazioni senior hanno un rendimento più basso ed un rating più alto di altri bond bancari, ma ATTENZIONE: è difficile che un’obbligazione bancaria renda meno del BTP di pari scadenza! A voi la scelta. 
 2. Obbligazioni Lower Tier II (o LT2) Rappresentano il primo grado di subordinazione per un’obbligazione. Il mercato italiano ne è ricco. I Lower Tier II sono tipicamente emessi con scadenza 10 anni e, comunque, non possono avere una scadenza inferiore ai 5 anni. I bond decennali hanno una cedola fissa fino al quinto anno, data nella quale è possibile per l’emittente richiamare (ricomprarsi a 100) l’obbligazione, che poi si trasforma in un tasso variabile più uno spread. 
 3. Obbligazioni Lower Tier III (o LT3) Sono bond del tutto simili ai LT2, ma possono avere scadenze inferiori ai 5 anni.
4. Obbligazioni Upper Tier II Scendendo nella scala di subordinazione incontriamo questi titoli che, tipicamente, presentano tasso fisso e scadenza 10 anni. Per queste obbligazione è possibile che l’emittente NON paghi la cedola periodica in casi particolari. Il mancato pagamento di una cedola NON costituisce evento di default, ma le cedole sono cumulate (prima o poi l’emittente le dovrà pagare). 
 5. Obbligazioni Tier I Il grado più basso (junior) di subordinazione implica che queste obbligazioni sono le prime a subire le conseguenze dei problemi della banca. Tipicamente sono bond perpetui (senza scadenza), ma richiamabili a partire dal decimo anno. Anche qui è prevista una trasformazione in tasso variabile con uno “step-up” (ne abbiamo parlato nello scorso post; in breve, la cedola aumenta nel tempo). A seconda di quanto c’è scritto nel prospetto, è possibile che per l’emittente sia obbligato cancellare il pagamento delle cedole in alcuni casi particolari. Tali cedole, contrariamente agli altri subordinati NON sono cumulabili, cioè se “saltano” l’investitore le perde. In alcuni casi può essere prevista una riduzione del valore nominale dell’obbligazione (se il bilancio della banca è particolarmente “brutto” il valore nominale scenderà). Cioè, per essere chiari, pur in assenza di fallimento è possibile che il capitale possa o debba essere ridotto. I Tier 1 sono i bond che vengono per ultimi (appena prima delle azioni) in caso di procedura fallimentare dell’emittente. Rischio non da poco.

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2016, reintrodotto l’Anatocismo Bancario | INDEBITI BANCARI

La Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha introdotto un emendamento che modifica l’art 120 del T.U.B., articolo dedicato all’anatocismo bancario, che di fatto lo reintroduce.

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Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi

Risarcimento pari al doppio della cifra da restituire a causa dei tassi usurari

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“…È quanto stabilito dal Tribunale di Padova, seconda sezione civile, nella sentenza 833/2016 (giudice Giorgio Bertola) che ha condannato l’istituto di credito a pagare all’impresa, in via equitativa, una somma pari al doppio della cifra da restituire al correntista per i tassi usurari applicati sul conto corrente. 
L’unico metodo di calcolo valido, precisa il giudice, è quello inclusivo di tutti i costi e le spese, compresa la c.d. commistione di massimo scoperto che la stessa Banca d’Italia ha considerato nel computo del tasso, fino a quando la legge 2/2009 ne ha poi radicalmente modificato la natura e la struttura. 

Poiché la società risultava, quindi, in credito e non in debito verso la banca, ciò rende ancor più ingiusta la segnalazione alla centrale dei rischi… 
A titolo di danno non patrimoniale, il giudice liquida all’azienda una somma pari al doppio di quella che la banca è tenuta a restituire…”
Fonte: Sentenza Tribunale di Padova n. 833/2016
Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi (www.StudioCataldi.it)

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Lecce, finì nell’elenco dei cattivi pagatori per la credit card clonata: la banca dovrà risarcirlo

Il caso riguardava un impiegato di sessant’anni che si era visto scalare dal proprio conto 1.570 euro, attraverso sei prelievi di denaro contante in

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Il tribunale di Lecce ha riconosciuto la responsabilità civile di un istituto di credito in una vicenda di clonazione di una carta di credito revolving, con la conseguente segnalazione del nominativo del correntista nei Registri dei cattivi pagatori. 
Il caso riguardava un impiegato salentino di sessant’anni che nel giugno 2010 si era visto scalare dal proprio conto 1.570 euro, attraverso sei prelievi di denaro contante effettuati in diverse città del Nord Italia, pur non essendosi mai spostato dal Salento. Per questo motivo l’uomo aveva subito chiesto all’istituto di credito di cui era cliente (Findomestic Banca spa) il blocco della carta, disconoscendo tutti quei prelievi e sporgendo denuncia contro ignoti. La banca gli aveva richiesto però il pagamento di tutti gli importi segnalando il suo nominativo, nonostante numerose diffide, nella categoria dei crediti in sofferenza presso i sistemi di informazioni creditizie, causando così all’impiegato l’impossibilità ad accedere a qualsiasi forma di credito.
 Il tribunale di Lecce ha dato ragione al cliente ed ha inoltre ritenuta illegittima la segnalazione negativa del nominativo del cliente nei Registri dei cattivi pagatori. All’impiegato, oltre al rimborso di tutte le spese legali, è stato riconosciuto un risarcimento danni di 3mila euro per il discredito subito alla onorabilità e per la sua estromissione dal mercato del credito.
Fonte: www.bari.repubblica.it del 17.03.2016
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